giovedì 4 aprile 2013

UFO: Con chi o che cosa abbiamo a che fare?

 E' ormai argomento di dibattito pubblico che non può più essere ignorato. Cinema, televisione e internet, sembrano ormai dibattere il fenomeno "extraterrestri" con una regolarità impressionante.

In effetti, se ne parla perchè, sono sempre più numerosi i casi di avvistamenti ripresi o fotografati in ogni parte del mondo che finiscono sulle prime pagine dei quotidiani, nei telegiornali o negli speciali dedicati interamente al fenomeno. A questa dilagante tendenza si sommano i sempre più numerosi articoli scientifici, firmati da importanti astrofisici o esobiologi, che analizzano lo stesso aspetto su basi più biologiche o fisiche.


Dalle sconvolgenti dichiarazioni negli anni passati di Monsignor Balducci, fedele sostenitore dell'esistenza degli alieni, si è nei passati nelle scorse settimane, alle conferenze presiedute dall'illustre fisico Paul Davies alla Royal Academy di Londra. Scienza ed esoscienza, ognuno a modo suo, stanno affrontando l'argomento, giungendo alla medesima conclusione: non siamo soli nell'Universo.
Ma se l'astronomia, grazie all'appoggio dell'esobiologia, sta cercando nuovi sistemi planetari attorno alle vicine stelle, gli ufologi, discriminati per l'innattendibilità dei loro dati e del loro metodo, affermano che gli extraterrestri sono già sulla Terra e da tempo immemorabile ci stanno osservando.
Il prof. Pinotti, illustre sociologo del fenomeno UFO, ha affermato di recente che il primo contatto con gli ET sarebbe imminente. In accordo con gli studi scientifici, questi visitatori, giungerebbero mediante una tecnologia avanzatissima, da sistemi planetari distanti.
Affermazioni di questo genere, dette da una persona assai equilibrata e rispettata, come il dot. Pinotti, lasciano alquanto esterefatti. Autore di diversi libri sull'argomento, sostenitore della presenza di oggetti non identificati, non aveva mai espresso in questi termini, la palese presenza di altre forme di vita intelligenti sulla Terra.
Nonostante le sue dichiarazioni vadano debitamente prese con le pinze, in effetti, molti recenti footage amatoriali sugli UFO, pongono effettivamente alcuni dubbi. La questione è assai intricata e si protrae ormai da decenni. Sulla rete RAI, prima ancora di Voyager, era la trasmissione Mixer ad affrontare sporadicamente l'argomento, con appassionati dibattiti che spesso vedevano illustri ospiti e scienziati, tra cui il premio nobel Carlo Rubbia.


L'argomento, secondo le stime auditel, ogni qual volta si presenti in tv, sbanca l'audience, dimostrando il popolarissimo consenso che gode tra il pubblico. D'altronde, l'intero fenomeno UFO, è ormai fortemente radicato nell'immaginario collettivo. Secondo le testimonianze dirette, il fenomeno, si presenta sotto svariate forme e tipologie, con la prevalente simbologia del disco volante o della sfera luminosa.
La scienza è sempre corsa ai ripari, spiegando il fenomeno in svariati modi, mettendo spesso a tacere e smascherando gli stessi testimoni. Tuttavia, a dover di cronaca, è giusto annoverare che, alcune di queste casistiche, restano inspiegabili anche per il debunking scientifico.

Allora la domanda che ci poniamo tutti è se esiste la reale possibilità, che gli extraterrestri ci stiano davvero visitando.

Per rispondere in modo oggettivo, è necessario adottare un metodo di indagine, al fine di giungere a risultati attendibili. Quindi, è necessario che sia sempre e comunque il metodo scientifico di tipo sperimentale, ad analizzare il fenomeno. Da un punto di vista puramente fisico, la possibiltà che esista la vita aliena, anche di tipo intelligente, è una certezza matematica.
La celebre Equazione di Drake, fu proposta negli anni sessanta dall'astronomo Frank Drake come tentativo di stimare il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti nella nostra Galassia, con le quali potremmo pensare di entrare in contatto.

 
 in cui:
N   è il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti oggi nella Galassia
R*   è il tasso medio di formazione stellare nella Via Lattea
fp    è la frazione di stelle che possiedono pianeti
ne   è il numero di pianeti per sistema solare in condizione di ospitare forme di vita
fl    è la frazione dei pianeti ne che ha effettivamente sviluppato la vita
fi    è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti
fc    è la frazione di civiltà extraterrestri in grado (e con la volontà) di comunicare
fm   è la frazione di civiltà in grado di raggiungere e colonizzare più pianeti (non sempre considerata)
L    è la stima della durata di queste civiltà evolute
Pur essendoci difficoltà nel dare valori numerici ai singoli elementi dell'equazione, anche una stima approssimativa e pessimistica, dimostra che civiltà evolute come la nostra potrebbero essere decine, centinaia o migliaia. Tuttavia, questa affascinate certezza di scontra con un postulato teorico, chiamato "Paradosso di Fermi", formulato dal celebre fisico italiano, il quale afferma che la possibilitá che due civiltà evolute si incontrino in tempo utile è praticamente pari a zero, a causa delle enormi distanze che dividerebbero i diversi sistemi planetari.
In effetti, questa teoria, basata sulla relatività di Einstein, che pone il limite della velocità di propagazione massima nel vuoto a circa 300.000 km/s, spegne ogni ipotesi sul raggiungimento delle immense distanze spaziali in tempi utili per la vita stessa. In effetti, questo paradosso, è il principale e insormontabile ostacolo che blocca la scienza ufficiale, nell'assumere con maggior serietà lo studio dei fenomeni UFO.

Non esiste al momento nessun escamotage teorico dimostrato, capace di porre il veto a questa teoria. Ma la questione rimarrebbe insoluta,  anche se un nuovo Einstein riuscisse a dimostrare che un solo fotone riuscisse a viaggiare oltre questa insormontabile limite.

I LIMITI FISICI
E' logico infatti chiedersi, chi e con quale mezzo, riuscirebbe anche minimamente ad avvicinarsi a tali velocità dove ogni legame cellulare organico e inorganico verrebbe distrutto dall'accelerazione e dalle raziazioni prodotte? La risposta, logica e sensata è ovviamente: nessuno.
Lo dimostra nache un recentissimo studio, pubblicato all'American Physical Society meeting a Washington DC. In sostanza alla velocità prossima a quella della luce, il sottile filo di gas-idrogeno che permea lo spazio interstellare si comprimerebbe in un intenso fascio di radiazione che ucciderebbe l'uomo in pochi secondi e distruggerebbe gli strumenti elettronici di bordo. A queste velocità, gli atomi di idrogeno sembrano raggiungere l'impressionante cifra di 7 volt teraelectron - la stessa energia che i protoni raggiungono nel Large Hadron Collider, quando funziona a pieno regime. "Per l'equipaggio, sarebbe come stare di fronte al fascio di LHC", dice Edelstein.

Lo scafo della sonda garantirebbe poca protezione. Edelstein calcola che 10 centimetri di spessore di alluminio assorbono meno dell'1% dell'energia. Poichè gli atomi di idrogeno hanno un protone nel nucleo, questo lascia l'equipaggio esposto a pericolose radiazioni ionizzanti che rompono i legami chimici e provocano danni al DNA. "Gli atomi di idrogeno sono mine spaziali inevitabile", afferma Edelstein.

La dose fatale di radiazioni per un essere umano è di 6 Sieverts. I calcoli di Edelstein dimostrano che l'equipaggio avrebbe ricevuto una dose di radiazioni superiore a 10.000 Sieverts in un secondo. L'intensa radiazione causerebbe anche un indebolimento della struttura del veicolo spaziale e la distruzione dei suoi strumenti elettronici.
Edelstein afferma che sarebbe un motivo per cui le civiltà extraterrestri non ci hanno mai visitato. Anche se ET fosse riuscito a costruire un razzo vettore, nulla potrebbe fare per ovviare alle rigide leggi della fisica. (http://www.newscientist.com/article/dn18532-starship-pilots-speed-kills-especially-warp-speed.html)


Per cui, la presenza di dischi volanti alieni, alla base delle nostre conoscienze scientifiche, non dovrebbero esistere, perche incapaci di poter viaggiare a tali velocità da stelle lontane, ostacolate dalle inossidabili leggi della fisica relativistica e dalla chimica molecorare.
Su queste basi, l'intero discorso decade, sciogliendosi come neve al sole e alla vista di uno scienziato, i filmati di UFO e dischi volanti, assumono l'aspetto di burle da parte di buontemponi, fotomontaggi digitali o in rari casi si tratterebbe di oggetti reali ma di tipo militare o metereologico o ancora rarissimi fenomeni atmosferici come fulmini globulari o sfere di energia.


L'Ufologia, dal canto suo, spiega tali fenomeni, come manifestazioni avioniche da parte di esseri dotati di una tecnologia avanzatissima, capace di frantumare i limiti imposti dalle nostre conoscenze fisiche. Il dibattito, affrontato in questi termini, da ragione alla scienza ufficiale, in quanto l'Ufologia non è mai riuscita a presentare modelli teorici capaci di spiegare in modo scientifico la natura di questi oggetti.

(rappresentazione tridimensionale di un wormhole)

Tuttavia, esisterebbe una logica via di mezzo, rappresentata da ipotesi altrettanto fantascientifiche ma più plausibili. I cunicoli spazio-temporali e inter-universo, ad esempio, collegherebbero un universo ad un altro parallelo e differente, definiti Wormhole di Schwarzschild.
Questo permette di congetturare la possibilità che tali tunnel spazio-temporali possano essere usati per viaggiare da un universo ad un altro parallelo o per il viaggio nel tempo. In questo caso sarebbe una scorciatoria per spostarsi da un punto spaziotemporale a un altro differente. Nella teoria delle stringhe un wormhole viene visualizzato come la connessione tra due D-brane, dove le bocche sono associate alle brane e connesse tramite un tubo di flusso. Si pensa che i wormhole siano una parte della schiuma quantica o spaziotemporale. Anche il celebre astrofisico S. Hawking, ha ipotizzato tale possibilità e che i buchi neri, possano sfociare in buchi bianchi, attraverso tunnel dimensionali.

Se una civiltà riuscisse a disporre di mezzi capaci di resistere alle immani velocità di fuga nella singolarità, dovrebbe in teoria, poter percorrere milioni di anni luce in un tempo infinitesimamente basso, sfociando in zone remotissime da quelle di partenza. Altre ipotesi, invece, vedrebbero civiltà in fuga su immensi vascelli madre, partire a velocità elevate ma sostenibili da esopianeti vicini, per far giungere a destinazione i lontani discendenti. La fantasia non ha davvero limiti e registi del calibro di Spielberg e Cameron la sfruttano nei loro film per sbancare ai botteghini. Come si può notare, l'Ufologia, mantiene un piede nella realtà e uno nella fantasia, finendo troppo spesso per perdere di credibilità prima ancora di aver esposto le sue valide ragioni.

Ma ignorando per un attimo i limiti teorici imposti dalla fisica e affrontando il discorso UFO soltanto sull'analisi dei footage realizzati  dai testimoni, come dovrebbero essere queste presunti visitatori e perchè stenterebbero a mostrarsi apertamente?

ALTRI  INTERROGATIVI
Ipotizzando un'analisi sociologica e psicologica sulla casistica UFO, emerge un quadro poco rassicurante e denso di lacune incomprensibili.
Se di fatto teniamo conto di tutti i documenti disponibili, considerati dai debunker autentici e/o non contraffatti, notiamo alcune caratteristiche comuni a tutti i casi:
I dischi volanti si espongono alla ripresa per un lasso di tempo assai breve e spesso a causa di anomalie di manovra, come oscillazioni e difficoltà di manovra. In altri documenti questi oggetti sono dotati di sorprendenti capacità di volo e riflettono in tutti i casi la luce, come se fossero di metallo. Le dimensioni rimangono spesso assai ridotte, comprese tra i 5 e i 10 metri. Non ci sono mai segni grafici o simboli esterni sulle scocche per una eventuale identificazione.


In generale, possiamo tradurre questa analisi dicendo che si tratterebbe di piccoli oggetti volanti privi di ogni indizio per la loro identificazione. A rigor di logica, senza particolari indizi che dimostrerebbero il contrario, sarebbero ricognitori non armati senza pilota o con al massimo uno o due piloti. Mezzi così piccoli, riuscirebbero con fatica a viaggiare nello spazio e nel tempo siderale, per cui è plausibile la presenza di vascelli madre di cui tuttavia non si ha alcuna testimonianza.

E' evidente che dei ricognitori di piccole dimensioni abbiano dei compiti scientifici, come l'analisi del suolo, della bassa atmosfera o di cose o persone. Ma tuttavia, anche in questo caso, l'evidenza documentata di centinaia di oggetti simili ma non identici, ci porrebbe di fronte ad una vera e propria invasione aliena, magari compiuta da più razze differenti o da velivoli differenti. Inoltre, il fenomeno UFO, in termini moderni, è risalente al primo dopoguerra. Questo fattore temporale, implica che, l'analisi al suolo da parte di questi mezzi extraterrestri, si starebbe protraendo da quasi cento anni, su vasta scala e apparentemente per obiettivi sensa senso.


Mezzi dotati di una sopraffina tecnologia, avrebbero bisogno di pochi mesi per rilevare attentamente la composizione chimica dell'atmosfera e delle rocce. Qualche anno al massimo per la biodiversità principale delle aree più densamente abitate. Cento anni di ricerca aliena, sarebbero non più un'analisi ma un vero e proprio studio temporale dell'evoluzione della nostra società.
Una branca pseudoscientifica dell'Ufologia, chiamata clipeologia, termine che deriva dal termine latino clipeus (scudo), sosterrebbe che gli avvistamenti di UFO sarebbero iniziati fin dagli albori della storia umana. Sumeri, Egiziani, Greci, Romani: tutti questi antichi popoli avrebbero lasciato documenti scritti o pittografici della presenza di oggetti volanti non identificati. Sto realizzando a tal proposito un esaustivo dossier, che richiama e analizza questi casi dell'antichità, ma dal materiale analizzato fino ad ora, mi sento di escludere con assoluta certezza che si tratti di extraterrestri o forme intelligenti dotate di tecnologia propulsiva.

Alieni che ci studiano da secoli, mediante piccoli oggetti volanti, dalla forma discoidale e dal diametro di pochi metri. Dove risiederebbero questi esseri durante i periodi di non attività? Di cosa si ciberebbero?
Sono solo alcune delle domande sulla inverosimile ipotesi proposta. Ma se analizzassimo la medesima situazione su basi biologiche,  troveremmo facilmente altre anomalie inspiegabili.

Questi esseri, dovrebbero in qualche modo sostenere i loro processi biologici anche durante le fasi di studio. Cosa respirerebbero? E logico supporre ossigeno come noi terrestri, altrimenti gli angusti dischi dovrebbero essere persino dotati di respiratori. Come riuscirebbero a sopportare senza danni cardiovascolari, le manovre di volo ai limiti della fisica che spesso si vedono in qualche filmato di indubbia provenienza? Sono domande a cui gli ufologi dovrebbero rispondere e che a mio avviso, hanno come unica risposta la possibilità che questi velivoli potrebbero essere senza pilota (o che i documenti sono dei falsi).
Tuttavia velivoli senza pilota dovrebbero essere comandati a distanza, da incrociatori volanti o stazioni di terra. Lo scenario diventa ancora piu inverosimile e se vero inquetante.
Segnali radio anomali o interferenze di quelli terrestri potrebbero essere causati da questi mezzi misteriosi.
Una imponente casistica come quella posto sul banco delle indagini, non sembra tuttavia aver prodotto altrettanti documenti provenienti da stazioni radio, aeroporti o basi aeronautiche militari.
Il fenomeno UFO, per tanti motivi, sfugge facilmente alla comprensione logica e finisce quasi spesso  per diventare non analizzabile.
Scarsi i documenti non manomessi, inaffidabili le testimonianze, illogico l'intero mudus operandi dell'intero fenomeno. Inoltre sono scarsissime le basi scientifiche su cui si poggia.
Nel prossimo appuntamento parleremo invece di qualcosa di estremamente interessante, connesso col fenomeno UFO ma che coinvolge una branca della fisica ancora inesplorata: le sfere lumimose.

a cura di Arthur McPaul

Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Einstein-Rosen

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L'UFO americano


Tutti i dettagli del fantomatico Ufo che le Forze Armate Usa stavano costruendo negli anni '50, svelato nei documenti segreti del governo statunitense recentemente declassificati e resi pubblici.

Assomiglia in tutto e per tutto a un Ufo. Ma è stato costruito dagli americani negli anni '50. O meglio, quasi costruito. L'oggetto volante a forma di disco avrebbe dovuto volare a 19.000 metri d'altezza e a una velocità superiore a 4.000 km all'ora. Ma la società che lo costruì riuscì a produrre solo un paio di modelli in scala ridotta, che mostrarono una fortissima instabilità di volo anche a pochi metri d'altezza, e così l'ufo americano venne cancellato dai progetti nel 1961.

Il Pentagono ha l'Ufo in cantina.
Alcuni documenti recentemente declassificati sono manna dal cielo per i complottisti. Il disegno qui sopra sembra essere parte di un progetto molto avanzato... Che sia la copia dell'Ufo di Roswell? Gli americani l'hanno ricostruito e fatto volare?

Niente di tutto questo. Sono passati trent'anni dal film E.T. e 65 da quando si è cominciato a parlare di Roswell, dell'astronave che molti credono sia precipitata lì e dei corpi alieni che sarebbero stati recuperati. Ma questo oggetto volante discoidale non è arrivato dallo spazio profondo, e per la verità non è neppure un disco volante, nel senso che non vola.

Il disegno è estratto dal Project 1794, Final Development Summary Report, un documento segreto di cui si conosceva l'esistenza ma che solo recentemente è stato reso pubblico. Dimostra - al di là dei dubbi, dei sospetti e delle "fughe di notizie" - come già nel 1956 gli Usa progettassero con molta creatività un velivolo a decollo e atterraggio verticale che potesse raggiungere velocità supersoniche. E così trovano conferma le foto rubacchiate chissà come e chissà dove e che con l'avvento di Internet hanno alimentato sospetti e misteri.

In piena Guerra Fredda e alla vigilia della crisi dei missili a Cuba le Forze Armate americane cercavano dunque un'arma micidiale, qualcosa che "gli altri" non potessero fermare: un aereo in grado di raggiungere Mach 4 (quattro volte la velocità del suono, più o meno 4.500 chilometri all'ora) e viaggiare a una quota di 19.000 metri. Un aereo così avrebbe pochi rivali ancora oggi.



Un prototipo di disco volante chiamato Avrocar costruito negli anni '50 dalla Avro che lavorò anche per il Project 1794.


In piena Guerra Fredda e alla vigilia della crisi dei missili a Cuba le Forze Armate americane cercavano dunque un'arma micidiale, qualcosa che "gli altri" non potessero fermare: un aereo in grado di raggiungere Mach 4 (quattro volte la velocità del suono, più o meno 4.500 chilometri all'ora) e viaggiare a una quota di 19.000 metri. Un aereo così avrebbe pochi rivali ancora oggi.

Un prototipo di disco volante chiamato Avrocar costruito negli anni '50 dalla Avro che lavorò anche per il Project 1794.
I test eseguiti alla Wright-Patterson Air Force Base, nell'Ohio, dimostrarono però che i concetti sulla carta non potevano essere messi in pratica. Il progetto affidato alla società canadese Avro Aircraft portò alla costruzione di due piccoli modelli di Avrocar, il nostro disco volante. Ma le prove di "galleggiamento" sul terreno, su di un cuscino d'aria prodotto da motori turbogetto, dimostrarono che l'oggetto era troppo instabile per poter volare anche a pochi metri dal suolo. Di fatto non si alzò mai più di un metro da terra e non superò mai la velocità di 55 chilometri all'ora.

Successive prove eseguite al Nasa Research Center di Moffett Field in California dimostrarono definitivamente che l'oggetto a disco non avrebbe mai potuto raggiungere velocità elevate. Ancora oggi, nel 2012, aerei a forma di disco sono pura utopia, anche se sono sempre più avanzati gli studi per aerei a "tutta ala", che sembrano essere il futuro dell'aeronautica.
[Guarda come saranno gli aerei del futuro]

Il misterioso Ufo americano non è l'unico disco volante che si è cercato di costruire. È noto, per esempio, che durante la Seconda guerra mondiale la Germania tentò di mettere a punto aerei a forma di "disco", come il Sack AS-6, di cui si sa quasi solamente che non riuscì mai a volare in modo soddisfacente. C'è poi il Couzinet RC360 Aerodyne, che il francese René Couzinet tentò di mettere a punto negli anni Cinquanta, ma presentato al govento francese venne considerato un progetto assurdo per via dell'enormità di denaro richiesto. Pare che Couzinet non si perse d'animo e si costruì il proprio personale disco volante, ma (evidentemente) ebbe scarso successo.

A cura di Raymond Zreick, Luigi Bignami

Foto di apertura:
Effetto di lensing gravitazionale sulla radiazione di fondo cosmico a microonde. Crediti: ESA and the Planck Collaboration; C. Carreau

Fonte:
http://www.focus.it/scienza/tecnologia/il-disco-volante-degli-americani_C12.aspx


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mercoledì 15 agosto 2012

X51-A Al Secondo Test Sul Pacifico





L'USAF ha condotto l’annunciato nuovo test di un aereo senza pilota a oltre 7.000 km all’ora, l'X-51A Waverider.

L'X-51A Waverider (Cavaliere Delle Onde) è il risultato di diversi sforzi compiuti per la produzione di modelli come l'Advanced Rapid Response Missile Demonstrator e il motore scramjet con propellente liquido di idrocarburi sviluppato dalla sezione HyTech della USAF e prodotto dalla Boeing. Esso ricevette la designazione di X-51 il 27 settembre 2005.

Per il nuovo test, un bombardiere B52 ha portato, come già avvenuto nel 26 maggio del 2010, il velivolo ipersonico sul Pacifico a circa 12000 metri di quota, agganciato a una sua ala, partendo dalla base di Edwards in California.
Il Waverider si è quindi staccato e compiendo un volo telecomandato di pochi secondi, cadendo infine nell’Oceano.

Il Waverider (cavaliere delle onde) ha una propulsione a razzo MGM-140 ATACMS, che utilizza combustibile solido. Il test ha raggiunto i Mach 6, ma il vero scopo era di restare in volo oltre i 140 secondi.
I risultati del test verranno pubblicati dalla Boeing ed aggiornati qui nei prossimi giorni.

Foto In Alto:
X-51A Waverider (credit: Boeing/USAF)

A cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.boeing.com/Features/2011/03/bds_x51a_second_flight_03_17_11.html


venerdì 20 luglio 2012

Nuovo Sistema Di Frenata Per Le Missioni Spaziali




i tecnici e gli ingegneri della NASA stanno dando gli ultimi ritocchi per un esperimento unico nel suo genere progettato per dimostrare che uno scudo termico gonfiabile possa essere usato per proteggere i veicoli spaziali nell'entrata nell'atmosfera di un pianeta o di ritorno sulla Terra.

I tecnici del Wallops Flight Facility dal Virginia Eastern Shore e del NASA Langley Research Center di Hampton, in Virginia, stanno preparando il veicolo gonfiabile di rientro (IRVE-3) per il lancio da Wallops del 21 luglio.

IRVE-3 è il frutto di numerose ricerche della NASA per sviluppare nuove tecnologie per promuovere i viaggi nello spazio. E' parte dell'Hypersonic Decelerator Gonfiabile Aerodinamycs o progetto HIAD, che fa parte del Programma di Sviluppo del programma spaziale della NASA Technology Gioco Modifica.

"Abbiamo sviluppato uno scudo termico di 3 metri di diametro disposto nel cono di 56 centimetri del razzo a tre stadi Nero Brant XI", ha detto Robert Dillman, ingegnere capo del progetto.
La struttura gonfiabile di protezione comprende un carico utile costituito da quattro segmenti tra cui il sistema di gonfiaggio con i dispositivi di guida e di telemetria.

Lo scudo termico è un cono di anelli gonfiabili, che una volta riempito con azoto funziona un pó come un giocattolo gigante tipo fungo. Gli anelli sono coperti da un sistema di protezione termica a strati di materiali resistenti al calore.
Per i tecnici è stato difficile piegaro nella struttura.
"L'Imballaggio in realtà si rivela essere una bella sfida", ha detto Neil Cheatwood, ricercatore principale per IRVE-3 e HIAD, il progetto di Hypersonic Gonfiabile Decelerator Aerodinamics, che sovrintende l'esperimento di volo.
"Uno dei motivi è perché il sistema di protezione termica di IRVE-3 ha questo strato isolante in Pyrogel (un aerogel) che lo rende molto difficile da comprimere. E' come cercare di comprimere una spugna".

IRVE-3 necessita di un tipo di isolamento particolare a causa della forza di entrata nell'atmosfera terrestre e temperature che possono raggiungere anche i 1.850 gradi Fahrenheit (1.010 gradi Celsius). Per ottenere il riscaldamento realistico di rientro, il razzo porterà con sè la tecnologia spaziale gonfiabile fino a circa 280 miglia e IRVE-3 si separerà, consentendo al sistema di gonfiaggio di pompare gli anelli in Kevlar per la giusta pressione.
Poi lo scudo termico gonfiabile e il suo carico utile precipiteranno di nuovo attraverso l'atmosfera terrestre nell'Oceano Atlantico, circa 20 minuti dopo il lancio, a 563 km da Wallops.

Durante il rientro quattro telecamere trasmetteranno le immagini alla sala di controllo da Wallops per confermare che il sistema IRVE-3 tenga la sua forma. Gli strumenti a bordo invia
eranno i dati sulla temperatura e pressione.
Sembra così semplice, quando gli ingegneri lo descrivono, ma per ottenere questo risultano ci sono voluti anni di progettazione, fabbricazione e test per cercare di assicurarsi che tutto vada bene e sono state coinvolte circa 50 persone per più di tre anni.

Questo sarà il terzo volo suborbitale di IRVE. ma sarà necessario portare avanti lo sviluppo della tecnologia spaziale gonfiabile. Secondo i tecnici un tale sistema potrebbe offrire una maggiore flessibilità per le future missioni, riducendo alcuni dei limiti di dimensioni e peso che che attualmente sono imposti per l'esplorazione planetaria.

Uno scudo termico gonfiabile permetterà di ospitare grandi carichi che potrebbero fornire gli strumenti scientifici per altri mondi e ci permetteranno di atterrare ad altitudini più elevate su pianeti come Marte o portare attrezzi al sicuro dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Traduzione A cura Di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/07/120718123309.htm

lunedì 2 aprile 2012

Motore A Ioni Pronto Per il Test Su Mini Satellite




Rappresentazione di un nanosatellite in viaggio verso la Luna con un motore a ioni. Crediti: EPFL News

Grazie al lavoro degli scienziati del Politecnico di Losanna e di altri partner europei, è nato il primo prototipo di un nuovo motore ultra-compatto, in grado di offrire ai piccoli satelliti la possibilità di viaggiare oltre l’orbita terrestre a consumi ridottissimi. L’obiettivo di MicroThrust, questo il nome del micro-motore, è quello di ridurre in maniera drastica il costo delle esplorazioni spaziali. Grazie all’utilizzo della propulsione ionica, le prestazioni alle quali ambisce sono di arrivare a coprire una distanza pari a quella Terra-Luna consumando appena un decimo di litro di carburante.

Il motore è stato progettato per essere montato sui satelliti di piccole dimensioni, 10x10x10 centimetri cubi. Piccoli e sempre più di moda, in quanto i costi per produrre e lanciare questi satelliti sono davvero molto contenuti: attorno al mezzo milione di dollari, rispetto alle centinaia di milioni richiesti per i satelliti convenzionali. E lo stesso motore, oltre a essere altamente efficiente, è anche estremamente compatto: il peso del prototipo è di 200 grammi, carburante ed elettronica di controllo inclusi.

L’elemento che rende unico questo tipo di motore sta nel fatto che, per girare, non ha bisogno di bruciare combustibile. Il liquido “ionico” di cui si avvale, il composto chimico EMI-BF4, contiene molecole elettricamente cariche: gli ioni, appunto. Un po’ come quelle del comune sale da cucina, con la differenza che questo composto è liquido anche a temperatura ambiente. Mediante un campo elettrico, gli ioni vengono estratti dal liquido ed espulsi, così da genere la spinta. Ed è esattamente questo il principio alla base del motore ionico: il carburante non si brucia, si espelle.

Il primo impiego del prototipo appena realizzato sarà a bordo di CleanSpace One, un nano-satellite per la pulizia dei detriti spaziali. «Al momento i nano-satelliti sono bloccati nelle loro orbite. Il nostro obiettivo è quello di liberarli», dice Herbert Shea, coordinatore del progetto europeo MicroThrust e direttore del Microsystems for Space Technologies Laboratory dell’EPFL, la Scuola politecnica federale di Losanna.

«Abbiamo calcolato che, per raggiungere l’orbita lunare, un mini-satellite del peso di 1 kg, con il nostro motore, impiegherebbe circa sei mesi, con un consumo di soli 100 millilitri di carburante», spiega Muriel Richard, scienziato presso il Centro spaziale svizzero dell’EPFL.

Una prestazione che, in termini di accelerazione, può lasciare perplessi: in sei mesi di navigazione, il mini-satellite dovrebbe passare dai 24mila km/h iniziali a 42mila km/h. Vale a dire, 0-100 km/h in 77 ore. Nello spazio, però, dove non c’è l’attrito a frenare gli spostamenti, un’accelerazione leggera ma costante può rivelarsi la scelta vincente.

A Cura Di Media INAF

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2012/03/30/motore-a-ioni/

mercoledì 2 novembre 2011

NASA-Boeing: Siglato Accordo Per Il Futuro Nello Spazio




La Boeing istituirà l'Orbiter Processing Facility-3 al NASA Kennedy Space Center in Florida per produrre e assemblare il suo CST-100 e per il lancio di veicoli spaziali verso la Stazione Spaziale Internazionale nell'ambito di un accordo recentemente siglato con la NASA e la Space Florida. Questo accordo potrebbe fornire un assaggio di come lo spazioporto Kennedy sarà utilizzato in futuro.

"E' un chiaro segno che la NASA continuerà ad essere un motore per la crescita e l'esplorazione spaziale", ha detto Lori Garver, amministratore delegato dell'agenzia, annunciando l'accordo nel corso di una cerimonia del 31 ottobre alla OPF-3. "Insieme stiamo andando a preparare il nuovo futuro nello spazio".

Questo accordo, che prevede di produrre 550 posti di lavoro entro il 2015, potrebbe essere il primo di una serie di altre interessanti strutture per il futuro, per lo spazioporto Kennedy. Il ritiro della flotta degli Space Shuttle all'inizio di quest'anno fornirà una serie di servizi disponibili per altri utilizzi in futuro.

"Il centro Kennedy si sta muovendo in avanti", ha dichiarato Bob Cabana, direttore del centro. "I parten saranno fondamentali".
La Casa Bianca ha anche elogiato l'accordo in una dichiarazione rilasciata il 31 Ottobre 2011. "La mia amministrazione sta guardando avanti, in collaborazione con la Space Florida e il settore privato, per creare posti di lavoro e rendere più sicura l'America e continuare a guidare il mondo per l'esplorazione e la scoperta," ha detto il presidente Barack Obama.
L'accordo è stato additato come un esempio di cooperazione tra imprese pubbliche e private.

Secondo l'accordo, la NASA ha consegnato l'impianto, che era stato utilizzato per elaborare le navette spaziali per il lancio, alla Space Florida, un'agenzia aerospaziale per lo sviluppo economico dello Stato.
La Space Florida, a sua volta, ha accettato di permettere l'utilizzo alla Boeing.

E' stato un accordo che ha richiesto circa un anno, secondo il vice governatore Jennifer Carroll della Florida, che è anche il presidente della Space Florida.
"Penso che questa sia una vera e propria partnership", ha detto Carroll, "in cui tutti hanno una parte uguale e pari opportunità in questo con altre aziende che vorranno entrare per avere una collaborazione privata e pubblica con noi".

"Questo è solo il primo di molti nuovi accordi futuri", ha detto il senatore Bill Nelson della Space Florida. "

Per l'OPF-3, il futuro immediato comporta la rimozione dell'infrastruttura di piattaforme e sistemi di terra che sono stati utilizzati per servizio di navette spaziali. "Ció richiederà circa un anno ha detto John Mulholland della Boeing".
Dopo di che, saranno realizzati gli infissi su misura per il CST-100 che occuperanno circa 29.000 metri quadrati, abbastanza per ospitare diverse capsule.

Il CST-100, che sta per "Crew Transportation Space", è un velivolo riutilizzabile, a forma di capsula spaziale costruita per trasportare sette persone in orbita attorno alla Terra. Lavorando con il programma Commercial Crew NASA, la Boeing prevede che le prime missioni porteranno gli astronauti sulla stazione spaziale, forse già nel 2015. La società ha inoltre potrà richiedere alle persone per una stazione spaziale progettata dalla Bigelow Aerospace, con i lanci anche potenzialmente partiranno dallo spazioporto Kennedy.

La Boeing prevede di assumere 550 persone entro il 2015, quando il pavimento della OPF dovrebbe essere in piena attività, con diverse capsule in diversi stadi di completamento. L'accordo copre 15 anni di tempo e c'è un'opzione per altri cinque.

L'azienda ha inoltre annunciato che sta basando il suo programma di equipaggio alla Kennedy in accordo con la NASA.
"Abbiamo scelto la Florida per la sede dell'equipaggio commerciale non solo per la sua vicinanza con i nostri clienti della NASA al Kennedy Space Center, ma anche per le ottimali strutture e l'esperienza per i voli spaziali già acquisita dal personale", ha dichiarato John Elbon, vice presidente e general manager delle Boeing Space Exploration.

Nelson, che ha volato come specialista di carico utile sul Columbia STS-61C nel gennaio 1986, ha detto che la NASA sta girando i voli verso la stazione spaziale in modo che possa applicare i suoi sforzi nel viaggio per lo spazio profondo con il nuovo veicolo spaziale Orion e il lancio sul sistema di lancio spaziale heavy-lift.
"La NASA non può restare bloccata nella bassa orbita, sta lavorando per ritornare in orbita", ha detto Nelson.

Foto in alto
Ritratto artistico del Boeing's CST-100 Credit: Boeing)

Traduzione e adattamento a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/11/111101132257.htm

giovedì 27 ottobre 2011

Il Drone X-47B Diventa (Quasi) Operativo




La US Navy ha posizionato una nuova pietra miliare costruendo un nuovo drone futuristico (in foto a lato) quando martedì scorso hanno fatto volare ed atterrare con successo il prototipo da combattimento senza coda e controllato a distanza X-47B.

La compagnia ha affermato che il volo di test condotto con successo ha permesso al prototipo di atterrare su di una piattaforma in movimento.
“Il volo della scorsa settimana ci ha dato i primi dati sulla velocità di crociera e sull’air system, ed ha confermato le nostre previsioni”, ha affermato Janis Pamiljans, vice presidente e Navy UCAS (Unmanned Command Air System Carrier), program manager per la divisione di Northrop Grumman Aerospace Systems.

“Il raggiungimento di questo obiettivo dimostra la crescente maturità dell’ Air System, e la possibilità di passare alla fase successiva”.

Il prototipo si aggiunge alla crescente flotta di velivoli senza pilota dell’ US Navy, mentre la Northrop Grumman si augura di aver mostrato con successo il prototipo e di riuscire a lanciare entro il 2013 un metodo per il rifornimento in volo.

La Storia dell'X-47b
Il "Northrop Grumman X-47B"
è uno dei veicoli di combattimento senza pilota prodotto dalla Northrop Grumman che ha sostenuto il primo test di volo
il 4 Febbraio 2011 ed è stato ordinato dagli United States Navy Air Force.

Il Northrop Grumman X-47B è quindi un Unmanned Aerial Vehicle (UCAV), cioè un drone da guerra senza veicolo il cui progetto è iniziato come parte del programma DARPA J-UCAS della Marina degli Stati Uniti di D-UCAS che mira a creare un vettore basato su velivoli senza pilota.

A differenza del Boeing X-45, lo sviluppo del primo X-47A Pegasus è stato finanziato dalla società.

Il programma J-UCAS è stato terminato nel febbraio 2006.
.La US Air Force e la US Navy hanno proceduto con i propri programmi UAV. La Marina ha selezionato il Northrop Grumman X-47B come drone per i test del sistema di combattimento aereo (UCAS-D) del programma. L'X-47B non trasporta armi, ma è predisposto x ospitarne.

Il prototipo dell'X-47B è stato terminato nello stabilimento Air Force 42 a Palmdale, in California, il 16 dicembre 2008. il suo primo volo era previsto per il novembre 2009, ma subì dei grossi ritardi.

Il 29 dicembre 2009, la Northrop Grumman ha supervisionato i test taxi con il drone trainato dagli aeromobili presso l'impianto di Palmdale. Il primo volo dell'X-47B, designato Air Vehicle 1 (AV-1), si è svolto presso la Edwards Air Force Base, in California, il 4 febbraio 2011 mentre ha volato in configurazione da crociera con il suo carrello retratto il 30 settembre 2011.

Per l'X-47B è previsto un programma triennale di test presso la Edwards AFB e NAS Patuxent River, nel Maryland, che si concluderà con le prove in mare nel 2013. Esso ha una portata massima di oltre 2.000 miglia (3.200 km) e un'autonomia di più di sei ore.

Caratteristiche generali
Equipaggio: Nessuno a bordo
Lunghezza: 38,2 piedi (11,63 m)
Apertura alare: 62,1 metri (30,9 piedi piegato) (18,92 m)
Altezza: 10,4 ft (3.10 m)
Peso a vuoto: 14.000 libbre (6.350 kg)
Peso massimo al decollo: 44.567 £ (20.215 kg)
Motopropulsore: 1 × Pratt & Whitney F100-220U turbofan
Performance
Velocità massima: subsonica
Velocità di crociera: 0,45 mach
Gamma: 2.100 + NM (3889 + km)
Altitudine massima: 40.000 ft (12.190 m)
Armamento: 2 alloggiamenti per arma, che prevedono fino a 4.500 libbre (2.000 kg) di ordigni.


Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2011/10/12/prototipo-ufo-per-la-us-navy/

http://en.m.wikipedia.org/wiki/Northrop_Grumman_X-47B